Il Caminetto di Terracina celebra l’eccellenza gastronomica con le creazioni dolci e salate dei lievitati dello chef Nazareno Fontana

Il ristorante Il Caminetto, gioiello gastronomico situato nel cuore di Terracina, continua a stupire e deliziare i suoi ospiti con una selezione di prodotti creativi ideati dal talentuoso chef Nazareno Fontana per il Natale 2023.

Il viaggio culinario si apre con il Panettone al Moscato di Terracina, una sublime fusione di tradizione ed innovazione. L’impasto soffice e fragrante del panettone si coniuga in perfetta armonia con le note dolci e aromatiche del moscato locale, trasportando gli ospiti in un’esperienza sensoriale unica. Questo capolavoro è ormai diventato il cavallo di battaglia dello chef Nazareno Fontana che, nella veste di pastry chef si fa coadiuvare dal fratello Mario, ha plasmato questa creazione ecumenica dall’ambizione di esprimere attraverso un dolce le materie prime uniche che solo i territori italiani sanno offrire. 

“Fin dall’inizio, il moscato ha rappresentato il mio orizzonte da seguire,” dichiara con passione Nazareno Fontana, “un elemento chiave per realizzare qualcosa di nuovo, capace di stimolare la curiosità e soddisfare il palato delle persone”.

Il panettone al moscato di Terracina si è trasformato in un prodotto acclamato, non solo per il suo sapore inconfondibile, ma anche per incarnare l’eclettismo della cucina dello chef Fontana. Questo dolce non è soltanto una prelibatezza, ma una dichiarazione culinaria che identifica un luogo preciso, ma anche la filosofia di reinvenzione continua dello chef.

Ma la creatività di Nazareno Fontana va ben oltre, presentando ulteriori opere d’arte dolciarie. Il Lievitato al Limoncello è una celebrazione dei freschi limoni di Monte San Biagio, la terra natale dello chef. Il viaggio si estende anche in Sicilia con il lievitato al pistacchio, accompagnato da una crema esclusiva firmata Fontana, appositamente realizzata da produttori isolani dopo un viaggio ispiratore.

Queste creazioni, frutto dell’instancabile desiderio di innovare, confermano che la cucina, e in questo caso la pasticceria, di Nazareno Fontana va ben oltre i premi e i riconoscimenti gloriosi. Ogni piatto è una testimonianza della sua volontà di rinnovarsi e di abbracciare nuovi orizzonti culinari, unendo territori, tradizioni e creatività in una sinfonia originale di sapori. 

Questo Natale, per la prima volta, ha realizzato anche il pandoro che viene servito, al tavolo del ristorante o della vicina enoteca di famiglia, accompagnato da una serie di creme particolari che ne fanno un autentico dolce di fine pasto, fuori dalle regole.

Ma l’inventiva dello chef non riposa mai, e infatti, un’altra novità già molto apprezzata è il panettone salato, composto da crudo, capocollo e ben tre formaggi: pecorino, provola dolce e piccante. Un lievitato che può arricchire un aperitivo, aprire le danze a tavola, oppure concludere un pasto veloce e frugale. Insomma, anche in questo caso, alcuni prodotti del territorio vengono valorizzati e trattati per diventare qualcosa di unico.

Nazareno Fontana con il suo team de Il Caminetto si conferma un vero e proprio pioniere culinario, continuando a spingere i confini della gastronomia e regalando ai suoi ospiti esperienze gastronomiche indimenticabili.

I prodotti sono acquistabili anche attraverso on-line dal sito: www.ilcaminetto81.it 

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Le Origini

Fin dai primi anni della mia carriera culinaria, ho sempre avuto l’ambizione di unire in cucina le caratteristiche distintive della mia terra natia: il mare ricco di pesci variegati e le colline che producono frutti squisiti.

Sono stato fortunato a trovare ispirazione costante partecipando alle aste del pesce e visitando i mercati di verdure. La mia creatività è stata alimentata dalla sfida di combinare elementi apparentemente distanti, come nel caso del calamaro farcito.

Da giovane, ero affascinato dai racconti dei pescatori mentre riparavano con amore e passione le loro reti. Nonostante alcuni di quei racconti sembrassero surreali, evocavano vividamente la vita e le avventure di un mestiere che oggi è cambiato in modo inevitabile.

Questi pescatori erano veri e propri personaggi, che vivevano e respiravano la loro professione quasi 24 ore al giorno, anche nelle notti tempestose. I loro racconti erano dettagliati e intensi, poiché il dialetto locale offre una ricchezza linguistica che permette di essere estremamente precisi nei dettagli.

Le loro storie riguardavano la vita in mare e spesso finivano direttamente in padella. Per molti anni, il pesce è stato un elemento nutritivo fondamentale per intere famiglie e generazioni. Mentre la carne rappresentava un lusso irraggiungibile a causa dei costi elevati, il pesce era il sostentamento quotidiano, l’alternativa. Nelle umili baracche sulla spiaggia, si cercava di elaborare il pesce in modi che lo facessero assomigliare, anche solo nel gusto, alla carne tanto desiderata ma irraggiungibile.

C’erano numerosi tentativi, ma pochi di essi riuscivano davvero bene. Se confrontiamo questi sforzi con la cucina attuale, dove questi due elementi convivono in molte combinazioni, non possiamo fare a meno di sorridere. Ma tant’è!

Da quei pomeriggi trascorsi al porto, ascoltando episodi grotteschi e ricette astratte, è nato il mio calamaro farcito. Questo piatto rappresenta una fusione di tradizione e fantasia, creando un sapore che non esisteva prima ma che ormai fa parte della nostra cucina da tempo.

La genesi del piatto è stata rapida. Come molte altre notti, mentre cercavo di addormentarmi, vagavo nella mia mente, cercando di richiamare ricordi legati alla mia vita dentro e fuori dalla cucina. Ripensavo ai momenti intensi trascorsi nei mercati vicino al mio ristorante, agli aneddoti dei pescatori e degli agricoltori, o semplicemente rievocavo le giornate precedenti e gli ingredienti che avevo acquistato o raccolto.

Quella notte, avevo comprato dei bellissimi calamari all’asta del pesce. Mi ero stancato di proporli semplicemente con una salsa, anche se erano buoni così. Pochi giorni prima, avevo raccolto l’uva moscato, una varietà particolare che si coltiva nelle campagne di Terracina, insieme a fasci di scarola dall’orto di famiglia.

Al mio banco di lavoro, in quel mattino presto, ho sistemato tutti gli ingredienti che avevo scelto durante la notte. Non contento, ho aggiunto olive di Gaeta, un altro prodotto locale di cui andiamo fieri, e pomodori antichi.

Fin da subito, ho capito che stavo proponendo un piatto che non faceva parte della tradizione culinaria locale, ma che attingeva da diversi aspetti della cultura gastronomica del territorio. Il risultato è stato sorprendente e, posso dirlo qui per la prima volta, persino al di là delle mie aspettative. Il sapore dei calamari e degli ingredienti del ripieno si combinava in modo distintivo, creando un gusto nuovo che raccontava anche storie del passato.

La mia ricetta può sembrare semplice, ma è sicuramente unica e rappresenta un elemento imprescindibile del mio vivace menù da anni.