Nuove creazioni autunno/inverno: i piatti di Nazareno Fontana per il menù de ‘Il Caminetto’ di Terracina.

Nazareno Fontana, chef ispirato e profondo conoscitore del legame tra tradizione e innovazione, crea da sempre piatti che non sono solo esperienze culinarie, ma veri e propri racconti. Nelle sue ricette, i sapori autentici della stagione si intrecciano per evocare emozioni e richiamare ricordi, come un viaggio nei paesaggi sensoriali che ogni ingrediente porta con sé.

Per la stagione autunno/inverno, il suo ristorante Il Caminetto di Terracina accoglie nuove creazioni che si integrano perfettamente nel menù principale. Qui, tra il calore dei fuochi della cucina e il profumo del mare che entra dalla finestra, Nazareno ha pensato a quattro idee che conducono gli ospiti in un viaggio attraverso i colori e i sapori della stagione.

Le nuove proposte nascono dalla sua capacità di ascoltare la natura e di vivere i ritmi lenti del territorio, per poi portarli nel piatto con nomi emblematici che racchiudono l’essenza di una narrazione gastronomica. Ogni pietanza, infatti, è una tappa di un percorso che parte dai toni morbidi e avvolgenti dell’autunno per arrivare fino all’intensità dei sapori marini.

La zucca nel bosco è una storia che parla di nostalgia e meraviglia, e nasce dall’immagine di una passeggiata tra le colline dorate, dove il fruscio delle foglie cadute e il profumo delle castagne arrosto riempiono l’aria. Nazareno cucina con pazienza la zucca, lasciando che sprigioni il suo dolce aroma, e la frulla con uova fresche e parmigiano, dando vita a una crema densa e morbida. Per mantenere la delicatezza del composto, sceglie di cuocerlo a vapore, ottenendo un tortino soffice come le nuvole che fluttuano nel cielo autunnale. Mentre il tortino si forma, lo chef si dedica alla preparazione della crema di gorgonzola, lavorando il formaggio fino a ottenere una consistenza vellutata. Questa salsa, ricca e intensa, aggiunge un contrasto perfetto alla dolcezza della zucca. Non può tralasciare le castagne, il frutto della sua infanzia, simbolo di convivialità e ricordi sereni. Dopo averle tostate, le spezzetta con cura e le sparge sul piatto, creando un gioco di consistenze e sapori. Le castagne, con il loro leggero sentore affumicato, aggiungono una nota croccante che arricchisce l’esperienza culinaria.

Il tagliolino insolente arriva dalla passione dello chef per la cucina italiana e dalla sua ricerca di ingredienti di altissima qualità. Decide così di realizzare un piatto audace, scegliendo di utilizzare 30 tuorli d’uovo per la pasta, rendendola particolarmente ricca e setosa, da cui ricava i tagliolini. Dopo averli lessati in acqua salata, li salta in padella con burro di vacca rossa, selezionato per il suo sapore profondo, mentre il tartufo bianco aggiunge un aroma inebriante e un tocco di raffinatezza. È un invito a scoprire i sapori che si intrecciano in un’esperienza gastronomica straordinaria. Ogni assaggio di questo piatto è un equilibrio perfetto tra la ricchezza del burro, la delicatezza della pasta e l’aroma del tartufo, celebrando la creatività e la passione dello chef.

Con l’autunno e l’ombrina, lo chef celebra l’incontro tra terra e mare, un connubio che riflette la posizione unica di Terracina, sospesa tra colline e costa. L’ombrina, cotta con delicatezza per esaltarne il sapore naturale, si abbina perfettamente ai funghi autunnali spadellati con olio al rosmarino e timo. È un piatto che porta in sé i profumi del sottobosco e la brezza marina, evocando quella sensazione di equilibrio perfetto che solo la natura sa offrire.

Infine, il viaggio sensoriale si conclude con Proust e il suo Tiramisù, una rivisitazione contemporanea di un classico italiano che fa della memoria il suo ingrediente segreto. Per la base del suo dessert, Nazareno sceglie i biscotti madeleine al caffè, un omaggio non solo alla tradizione, ma anche alla celebre metafora di Marcel Proust. Nella sua opera “Alla ricerca del tempo perduto“, Proust utilizza il biscotto madeleine come simbolo del risveglio dei ricordi e delle emozioni; il suo semplice assaggio riporta alla mente momenti dimenticati e sensazioni profonde. Il dessert è completato con una pallina di gelato al caffè e un caramello salato all’aceto balsamico, creando un intrigante contrasto agrodolce.

Ogni piatto racconta una storia unica, avvolta dall’atmosfera elegante e accogliente de Il Caminetto, dove lo chef, insieme alla sua famiglia, invita gli ospiti a fermarsi e ad assaporare un viaggio sensoriale che unisce innovazione gastronomica e autenticità dei sapori, riflettendo la bellezza del territorio che li ispira e rendendo ogni visita un’esperienza indimenticabile.

Ristorante Il Caminetto – via Cavour 19, Terracina (Lt) – www.ilcaminetto1981.it – 0773702623

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Le Origini

Fin dai primi anni della mia carriera culinaria, ho sempre avuto l’ambizione di unire in cucina le caratteristiche distintive della mia terra natia: il mare ricco di pesci variegati e le colline che producono frutti squisiti.

Sono stato fortunato a trovare ispirazione costante partecipando alle aste del pesce e visitando i mercati di verdure. La mia creatività è stata alimentata dalla sfida di combinare elementi apparentemente distanti, come nel caso del calamaro farcito.

Da giovane, ero affascinato dai racconti dei pescatori mentre riparavano con amore e passione le loro reti. Nonostante alcuni di quei racconti sembrassero surreali, evocavano vividamente la vita e le avventure di un mestiere che oggi è cambiato in modo inevitabile.

Questi pescatori erano veri e propri personaggi, che vivevano e respiravano la loro professione quasi 24 ore al giorno, anche nelle notti tempestose. I loro racconti erano dettagliati e intensi, poiché il dialetto locale offre una ricchezza linguistica che permette di essere estremamente precisi nei dettagli.

Le loro storie riguardavano la vita in mare e spesso finivano direttamente in padella. Per molti anni, il pesce è stato un elemento nutritivo fondamentale per intere famiglie e generazioni. Mentre la carne rappresentava un lusso irraggiungibile a causa dei costi elevati, il pesce era il sostentamento quotidiano, l’alternativa. Nelle umili baracche sulla spiaggia, si cercava di elaborare il pesce in modi che lo facessero assomigliare, anche solo nel gusto, alla carne tanto desiderata ma irraggiungibile.

C’erano numerosi tentativi, ma pochi di essi riuscivano davvero bene. Se confrontiamo questi sforzi con la cucina attuale, dove questi due elementi convivono in molte combinazioni, non possiamo fare a meno di sorridere. Ma tant’è!

Da quei pomeriggi trascorsi al porto, ascoltando episodi grotteschi e ricette astratte, è nato il mio calamaro farcito. Questo piatto rappresenta una fusione di tradizione e fantasia, creando un sapore che non esisteva prima ma che ormai fa parte della nostra cucina da tempo.

La genesi del piatto è stata rapida. Come molte altre notti, mentre cercavo di addormentarmi, vagavo nella mia mente, cercando di richiamare ricordi legati alla mia vita dentro e fuori dalla cucina. Ripensavo ai momenti intensi trascorsi nei mercati vicino al mio ristorante, agli aneddoti dei pescatori e degli agricoltori, o semplicemente rievocavo le giornate precedenti e gli ingredienti che avevo acquistato o raccolto.

Quella notte, avevo comprato dei bellissimi calamari all’asta del pesce. Mi ero stancato di proporli semplicemente con una salsa, anche se erano buoni così. Pochi giorni prima, avevo raccolto l’uva moscato, una varietà particolare che si coltiva nelle campagne di Terracina, insieme a fasci di scarola dall’orto di famiglia.

Al mio banco di lavoro, in quel mattino presto, ho sistemato tutti gli ingredienti che avevo scelto durante la notte. Non contento, ho aggiunto olive di Gaeta, un altro prodotto locale di cui andiamo fieri, e pomodori antichi.

Fin da subito, ho capito che stavo proponendo un piatto che non faceva parte della tradizione culinaria locale, ma che attingeva da diversi aspetti della cultura gastronomica del territorio. Il risultato è stato sorprendente e, posso dirlo qui per la prima volta, persino al di là delle mie aspettative. Il sapore dei calamari e degli ingredienti del ripieno si combinava in modo distintivo, creando un gusto nuovo che raccontava anche storie del passato.

La mia ricetta può sembrare semplice, ma è sicuramente unica e rappresenta un elemento imprescindibile del mio vivace menù da anni.