Lo chef Nazareno Fontana: “Il mio panettone porta il gusto della nostra terra nel mondo”

Anche per questo Natale 2024, lo chef Nazareno Fontana celebra il legame profondo con la sua terra, presentando il suo panettone all’Uva Moscato di Terracina, una creazione che incarna l’essenza del territorio e la passione per l’artigianalità. Una proposta che nasce nel ristorante Il Caminetto, da più di quarant’anni il simbolo della famiglia Fontana e un punto di riferimento della cucina laziale.

Il panettone all’uva moscato di Terracina si distingue come un’eccellenza unica, in cui l’aromaticità del vitigno autoctono si sposa alla perfezione con la morbidezza del lievitato natalizio. “Ho voluto realizzare un panettone che racconti una storia, quella della mia terra e delle sue tradizioni – spiega lo Chef Fontana – usare il moscato di Terracina è stato il modo più autentico per rappresentare il Lazio, un territorio ricco di sapori straordinari, di cui mi sento profondamente parte. È un lievitato che ci rappresenta: genuino, semplice e vero.

La produzione del panettone inizia con l’immersione dell’uvetta nel pregiato Moscato di Terracina, un vino dolce e aromatico che le conferisce morbidezza e un bouquet di profumi floreali e fruttati. Questo passaggio non solo esalta il sapore dell’uvetta, ma crea una base armoniosa che caratterizza il dolce finale. Successivamente, l’uvetta viene incorporata in un impasto preparato con cura e passione, utilizzando ingredienti di altissima qualità, selezionati meticolosamente dallo chef Fontana. La lavorazione dell’impasto segue metodi tradizionali, unendo precisione e artigianalità, per garantire una consistenza soffice e uniforme. Dopo un’attenta lavorazione, l’impasto viene sottoposto a una lievitazione naturale in più fasi, un processo fondamentale che permette di sviluppare una texture leggera e ariosa, mentre assorbe e amplifica i profumi unici del Moscato. Il risultato finale è un panettone che racconta la tradizione e l’innovazione, capace di conquistare i palati più esigenti con il suo equilibrio tra dolcezza, morbidezza e aromi intensi.

In questi anni, il nostro panettone – continua Fontana – è diventato anche un modo per far conoscere il nostro territorio soprattutto al di fuori dei confini italiani. Grazie al nostro shop online, oggi i nostri prodotti viaggiano in tutto il mondo, raggiungendo clienti che apprezzano la qualità e la storia che racchiudono. È una soddisfazione immensa sapere che, grazie al web, il nostro impegno e i nostri sapori arrivano ovunque – conclude Nazareno Fontana.

Il panettone del ristorante Il Caminetto è, dunque, un tributo alla terra di Terracina, un territorio che Nazareno Fontana celebra attraverso ogni sua creazione. Con la stessa passione che da decenni accompagna la sua carriera, lo chef continua a portare avanti la tradizione del Made in Italy, valorizzando il patrimonio di sapori locali e offrendo al pubblico un’esperienza sensoriale che esprime tutta la sua dedizione e maestria.

Contatti:

Ristorante Il Caminetto – via Camillo Benso Conte di Cavour, 19 – Terracina (Lt) – 0773 702623

www.ilcaminetto1981.it

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Le Origini

Fin dai primi anni della mia carriera culinaria, ho sempre avuto l’ambizione di unire in cucina le caratteristiche distintive della mia terra natia: il mare ricco di pesci variegati e le colline che producono frutti squisiti.

Sono stato fortunato a trovare ispirazione costante partecipando alle aste del pesce e visitando i mercati di verdure. La mia creatività è stata alimentata dalla sfida di combinare elementi apparentemente distanti, come nel caso del calamaro farcito.

Da giovane, ero affascinato dai racconti dei pescatori mentre riparavano con amore e passione le loro reti. Nonostante alcuni di quei racconti sembrassero surreali, evocavano vividamente la vita e le avventure di un mestiere che oggi è cambiato in modo inevitabile.

Questi pescatori erano veri e propri personaggi, che vivevano e respiravano la loro professione quasi 24 ore al giorno, anche nelle notti tempestose. I loro racconti erano dettagliati e intensi, poiché il dialetto locale offre una ricchezza linguistica che permette di essere estremamente precisi nei dettagli.

Le loro storie riguardavano la vita in mare e spesso finivano direttamente in padella. Per molti anni, il pesce è stato un elemento nutritivo fondamentale per intere famiglie e generazioni. Mentre la carne rappresentava un lusso irraggiungibile a causa dei costi elevati, il pesce era il sostentamento quotidiano, l’alternativa. Nelle umili baracche sulla spiaggia, si cercava di elaborare il pesce in modi che lo facessero assomigliare, anche solo nel gusto, alla carne tanto desiderata ma irraggiungibile.

C’erano numerosi tentativi, ma pochi di essi riuscivano davvero bene. Se confrontiamo questi sforzi con la cucina attuale, dove questi due elementi convivono in molte combinazioni, non possiamo fare a meno di sorridere. Ma tant’è!

Da quei pomeriggi trascorsi al porto, ascoltando episodi grotteschi e ricette astratte, è nato il mio calamaro farcito. Questo piatto rappresenta una fusione di tradizione e fantasia, creando un sapore che non esisteva prima ma che ormai fa parte della nostra cucina da tempo.

La genesi del piatto è stata rapida. Come molte altre notti, mentre cercavo di addormentarmi, vagavo nella mia mente, cercando di richiamare ricordi legati alla mia vita dentro e fuori dalla cucina. Ripensavo ai momenti intensi trascorsi nei mercati vicino al mio ristorante, agli aneddoti dei pescatori e degli agricoltori, o semplicemente rievocavo le giornate precedenti e gli ingredienti che avevo acquistato o raccolto.

Quella notte, avevo comprato dei bellissimi calamari all’asta del pesce. Mi ero stancato di proporli semplicemente con una salsa, anche se erano buoni così. Pochi giorni prima, avevo raccolto l’uva moscato, una varietà particolare che si coltiva nelle campagne di Terracina, insieme a fasci di scarola dall’orto di famiglia.

Al mio banco di lavoro, in quel mattino presto, ho sistemato tutti gli ingredienti che avevo scelto durante la notte. Non contento, ho aggiunto olive di Gaeta, un altro prodotto locale di cui andiamo fieri, e pomodori antichi.

Fin da subito, ho capito che stavo proponendo un piatto che non faceva parte della tradizione culinaria locale, ma che attingeva da diversi aspetti della cultura gastronomica del territorio. Il risultato è stato sorprendente e, posso dirlo qui per la prima volta, persino al di là delle mie aspettative. Il sapore dei calamari e degli ingredienti del ripieno si combinava in modo distintivo, creando un gusto nuovo che raccontava anche storie del passato.

La mia ricetta può sembrare semplice, ma è sicuramente unica e rappresenta un elemento imprescindibile del mio vivace menù da anni.